La sindrome di brontolo: cura e rimedi

Come si chiamano i 7 nani?

Dai su, sforzatevi e provate ad elencarli.

contateli sulle dita o scrivete i nomi o immaginateli e andate avanti nella lettura SOLO dopo aver fatto qualche tentativo di trovarli tutti…

Su su…

… di nuovo…

… avanti che altrimenti non posso continuare a scrivere…

… quanti ne avete trovati? 5? 6?

Ve ne manca uno vero?

Cucciolo c’è? Mammolo? E Brontolo?

Ne manca sempre uno…

Insieme su:

Cucciolo, Mammolo, Brontolo, Pisolo, Eolo, Dotto e…

e…

e..

e…

e…

e…

Gongolo.

Ebbene si, ricordiamo tutti i nani ma dimentichiamo o releghiamo nelle ultime posizioni l’unico nano che rappresenta l’allegria, la gioia incondizionata, il sorriso spontaneo.

E non è un caso: questa viene definita “la sindrome di Brontolo”.

Siamo allenati, sin da piccoli, a vedere di più la parte “difettosa”, nostra e degli altri, e mettiamo in secondo piano la parte “pregiata”, quella luminosa-forforescente.

Pensateci bene e non me ne vogliano né i mitici Fratelli Grimm né il miracoloso Walt Disney:

Tutti i nani sono meravigliosi ma sei di loro rappresentano chiaramente dei difetti: Dotto ha un problema di linguaggio, Mammolo si extravergogna per ogni, Eolo è iperallergico, Pisolo dorme sempre, Brontolo brontola, Cucciolo è il più tenero ma… non parla mai.

Gongolo, che nella versione inglese si chiama guarda caso “Happy”, è il nano che appare sempre felice, ed è anche l’unico ad avere le sopracciglia bianche, segno probabilmente che è il più anziano di tutti (quello che ha capito davvero tutto!)

E noi che facciamo? Lo dimentichiamo, oppure lo nominiamo solo verso la fine…

Società, educazione, politica, telegiornali, tv del dolore: sembra che quasi tutto quello che ci circonda, ci porti ad alimentare uno stato critico di critica perenne. Di giudizio eterno su noi stessi e sugli altri. Di analisi chimica continuativa dell’ erba del vicino.

Sono attenuanti, signori della corte, ma non possono essere giustificazioni!

Abbiamo tutto il diritto/dovere di riportare il Gongolo che è in ognuno di noi nelle prime posizioni, accanto alle nostre tristezze, rabbie, paure, difetti, c’è bisogno di affiancare la nostra allegria, il pensiero positivo e propositivo, la gioia di godere della nostra Bellezza e di quella degli altri.

E badate bene: non ho scritto SOSTITUIRE ma AFFIANCARE! Perché eliminare la tristezza, la rabbia, la paura, è impossibile e innaturale ma mettere accanto a tutte queste “signore” la nostra Gioia, è un segno di grande speranza per noi stessi e per gli altri.

E come disse un famosissimo comico toscano vincitore di un Oscar:

“… dobbiamo pensarci sempre alla Felicità, e anche se lei qualche volta si dimentica di noi, Noi non dobbiamo mai dimenticarci di lei, fino all’ ultimo giorno della nostra vita”.

Che Gongolo sia con voi.

liberamente ispirato e respirato dal libro di S. Bollani “La Sindrome di Brontolo”